Borore. Alessandro Barria accede ai fondi per le vittime di reati violenti commessi da ignoti

BORORE. 03 settembre 2021

Sono trascorsi 5 anni e mezzo da quel funesto primo pomeriggio di marzo. Erano da poco passate le 13 quando una inaspettata e violenta esplosione travolse Alessandro Barria mentre si trovava a bordo della sua auto. Una deflagrazione che ne sfregiò non solo il corpo ma anche la vita, privandolo del posto di lavoro ed inchiodandolo ad una invalidità permanente. Ora il ministero degli Interni ha riconosciuto all’ormai ex muratore di Borore l’indennizzo per le gravi lesioni riportate. L’istanza, presentata dall’avvocata del Foro di Oristano Francesca Fazio, chiedeva il riconoscimento, anche sul piano economico, della qualità di vittima del reato intenzionale violento, appellandosi alla direttiva europea 2004/80 che prevede l’obbligo degli stati membri di farsi carico di un indennizzo a favore delle vittime di questo particolare tipo di reato, qualora questo sia stato commesso da ignoti. Ad esprimersi sul caso, riconoscendo il beneficio economico a favore di Barria, è stato il Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso e dei reati intenzionali violenti, istituito presso il Ministero degli Interni.

La storia. È il 9 marzo del 2016 quando Alessandro Barria, dopo aver pranzato con la compagna e il figlio, esce di casa per tornare a lavoro. A bordo della sua Ford Fiesta è investito da una potente esplosione, che gli causa gravi ferite su tutto il corpo. Ricoverato in rianimazione a Sassari, viene sottoposto a diversi interventi per la rimozione di chiodi e schegge. Durante la lunga degenza in ospedale, Barria affronterà una serie di interventi chirurgici: angioplastica alla gamba destra, innesti di derma rigenerativi, due interventi alla mano sinistra, un intervento alla gamba sinistra, ripetuti interventi agli occhi, al cristallino, alla retina, alla cataratta e un delicato trapianto di cornea a Bologna.

La accuse. Mentre si trova in coma farmacologico, viene raggiunto dal decreto di convalida dell’arresto emesso dal Gip del Tribunale di Sassari, che ne dispone la misura cautelare della detenzione ai domiciliari in casa di cura. L’accusa è quella di aver confezionato l’ordigno poi esploso nella sua stessa auto.

Le indagini. Gli accertamenti dei Carabinieri della compagnia di Macomer, dopo qualche settimana dall’accaduto, iniziano a delineare un quadro che “alleggerisce” la posizione del muratore. Alessandro Barria dovrà però aspettare il decreto di archiviazione emesso nell’aprile del 2017 dal Gip del Tribunale di Oristano per veder riconosciuta, dopo lunghe e complesse indagini, la sua completa estraneità ai fatti. La ricostruzione dell’accaduto consentirà di accertare che l’ordigno artigianale era stato confezionato all’interno di una pila elettrica e lasciato vicino ad una stazione di servizio nel centro abitato di Borore, da dove Barria lo aveva imprudentemente raccolto. Maneggiando la torcia all’interno della sua auto, si era innescata l’esplosione.

Da bombarolo a vittima. Non un bombarolo dunque, ma una vittima di un fatto commesso da ignoti. Se sotto il profilo giudiziario la posizione di Barria era stata riconosciuta, fino ad oggi non vi era stato un riconoscimento pieno sul piano degli indennizzi, se non per quanto riguarda la rifusione per le spese mediche documentate. Accogliendo l’istanza presentata dall’avvocata Fazio, a fronte dei gravi postumi riportati che comportano una riduzione permanente della capacità lavorativa pari al 70%, il Comitato ministeriale ha ora stabilito il risarcimento come previsto dal Decreto del 2019 per il delitto di lesioni personali gravissime.

FONTE: la Nuova sardegna